Il Muretto di Alassio e le sue ceramiche

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La storia del Muretto di Alassio e delle sue ceramiche è strettamente legata a quella del celebre Caffè Roma: per coloro che nel dopoguerra erano giovani, questo è un fatto noto, un po’ meno forse lo è per le generazioni successive che non hanno vissuto quegli anni in cui la riviera ligure ospitava un turismo “colto” ed attivo.
Sono gli anni in cui Albisola raggiunse la massima notorietà per la presenza di artisti e ceramisti d’eccezione e in cui tutta la riviera, ponente compreso, continuò ad esser meta di ricchi inglesi e russi che si stabilirono a Sanremo, Bordighera o lungo la Costa Azzurra, innamorati del clima e delle bellezze naturali ed artistiche.

INDICE ARTICOLO - Il Muretto di Alassio e le sue ceramiche

Mario Berrino, Ernest Hemingway e il Caffè Roma

Il Caffè Roma, ritrovo di pittori, ceramisti e di altri artisti liguri e non solo, era di proprietà del pittore, fotografo e designer Mario Berrino, personalità inscindibile dalla cittadina di Alassio e ben presente nella memoria collettiva degli abitanti e dei molti personaggi che si ritrovavano al suo Caffè.
L’idea del Muretto nacque dall’incontro fortunato di Berrino con Ernest Hemingway, in una calda notte estiva del 1948.

Immagine della ceramica di Ernest Hemingway sul Muretto di Alassio

La ceramica di Ernest Hemingway sul Muretto di Alassio

Hemingway, sbarcato a Marsiglia, noleggiò una vettura con autista: aveva intenzione di portare sua moglie a Venezia quando si accorse di avere dimenticato sulla nave le bottiglie del suo whisky preferito. Un marca speciale, da intenditori. Lo scrittore montò su tutte le furie e, inutile dirlo, l’idea di Venezia passò in secondo piano.
Imboccata la strada della riviera ligure, l’autista fu costretto a fermare ad ogni bar.
Era tardi e nessuno sembrava tenere quello che Hemingway andava cercando.
Arrivati ad Alassio, l’auto si fermò davanti al Caffè Roma.
Un giovane Berrino stava sistemando dei bicchieri. Di quel whisky ne aveva una, anche due casse. Ed Hemingway, felice, si fermò ad Alassio per anni.

Le ceramiche sul Muretto di Alassio

Semplice muretto in pietra a sostegno di un terrapieno che cinge i giardini pubblici di fronte al Caffè Roma, il “Muretto” nel 1953 suggerì a Berrino e a Hemingway l’dea di apporvi piastrelle in ceramica con l’autografo di personaggi famosi.
Le prime tre piastrelle in ceramica – realizzate dal ceramista Ivos Pacetti e con le firme dello scrittore, del Quartetto Cetra e del chitarrista Cosimo Di Ceglie (cit. Wikipedia), non subirono rimozione da parte del Comune.

Immagine della ceramica di Gilberto Govi sul Muretto di Alassio

Le ceramica di Gilberto Govi sul Muretto di Alassio

Questo incoraggiò la continuazione dell’opera che si arricchì via via di piastrelle autografe di moltissimi personaggi famosi che frequentavano il Caffè e che soggiornarono ad Alassio negli gli anni successivi, sino ad oggi.

Le tante ceramiche personalizzate sul Muretto

Il Muretto di Alassio si trova in Corso Dante Alighieri, parallelo al famoso “budello”, ossia la via del passeggio, in pieno centro storico.
Circa cinquanta metri di muro raccolgono ad oggi pressappoco mille piastrelle con gli autografi di Woody Allen, Giorgio Gaber, Dario Fo, Vittorio De Sica. Valentino Rossi, Gilberto Govi, Franca Rame, Salvatore Quasimodo, Fernanda Pivano, Jacques Prévert, Nino Manfredi, Charlie Chaplin, Grock, Aldo Fabrizi, Mina, Giovanni Guareschi, Anita Ekberg, Carlo Levi, Katia Ricciarelli, Michelle Hunziker, Louis Armstrong, Thomas Mann…
Non mancano Fausto Coppi e Gino Bartali, meritevole, quest’ultimo, di avere distratto gli italiani, con la sua vittoria del Tour de France, nel difficile periodo allora appena trascorso del ‘48; non manca il ritratto di Hemingway con il pappagallo Pedrito e non manca la firma di Pedrito.

Immagine di ceramiche di tanti comuni sul Muretto di Alassio

Le ceramiche di tanti comuni sul Muretto di Alassio

Ci sono una lastra con i fidanzatini di Peynet e la scultura in bronzo “Gli Innamorati”, opera di Eros Pellini.
Ci sono gli stemmi dei Comuni e i simboli di associazioni e circoli.

La leggenda di Adelasia e Aleramo sul Muretto di Alassio

C’è la leggenda di Adelasia e Aleramo narrata per bellissime immagini in bassorilievo ceramico.
Adelasia, figlia di Ottone I di Sassonia, fuggì con lo scudiero Aleramo contro il volere del padre. I due giunsero infine a questa riva del Mediterraneo e vi si stabilirono, vivendo in modo semplice e dando origine ad una stirpe forte e prospera.
In seguito Ottone li rintracciò e, per intercessione del vescovo di Albenga, li perdonò, donando loro i marchesati di Acqui, Monferrato e Savona.
I nome Alassio nasce da quello di Adelasia.

Immagine della leggenda di Adelasia e Aleramo sul Muretto di Alassio

La leggenda di Adelasia e Aleramo sul Muretto di Alassio

Mario Berrino, il Muretto di Alassio e l’arte in Riviera

Mario Berrino è morto a novanta anni, nel 2011, dopo avere regalato alla sua città natale tante brillanti iniziative, fra le quali il concorso di bellezza Miss Muretto.
Tante cose sono cambiate dai quei primi anni del dopoguerra, quando la riviera ligure era un fermento di idee e di arte, quando Piero Simondo, Asger Jorn e altri amici diedero origine alle avanguardie artistiche e al Situazionismo girando tra Albisola, Cosio d’Arroscia e Alba e quando Lucio Fontana, Aligi Sassu, Tullio Mazzotti, Emanuele Luzzati erano attivi ad Albissola.

Il Muretto di Alassio adesso

Resta qualche nostalgico alla ricerca del passato, resta qualche artista ancora con la voglia di portare avanti un’eredità importante e, soprattutto, restano le opere dei grandi scrittori e pittori e ceramisti, testimoni eloquenti di un grandioso momento storico e artistico.
Restano il Muretto di Alassio, le foto dei turisti, la bellezza di un paesaggio via via sempre più brutalmente antropizzato ma sempre carico di quel profumo d’estate, di salino del mare, di fresche serate rallegrate dalle urla delle rondini.

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INSERITO IL: 01/05/2018
AGGIORNATO IL: 30/07/2018

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